13. Le parole chiave che verranno usate in questo corso
Adaptable, Affordable, Algorithm, Ambiguity, Artificial Life, Augmented, Blurring, Body, Building as and Interface, Cartography, Collaborative, Collage, Communication, Conceptual, Connected Communities, Connection, Content, Context, Data Visualization, Digital, Disembodiment, DIY, Evocative, Exclusive, Extension, Fiction, Flows, Form, Generative, Growing, Guerrilla Marketing, Hacking, Hertzian Tales, Hybrid, Indeterminacy, Infinite, Infoaesthetic, Information Design, Instant, Intentional, Interactive, Interface, Internet, Internet of Things, Intimacy, Iterative, Kit, Make Visible the Invisible, Mapping, Mecanoo, Mechanical, Memory, Narrative, Near and Far, Open Source, Original, Paradox, Participation, Peripheral Awarness, Personalization, Pervasive Computing, Postproduction, Potentiality, Prototype, Random, Real time, Real vs Virtual, Relational, Remixing reality, Remote Controll, Repetition, Reproduction, ReUse, Scenario, Seduction, Sensitive Space, Sharing, Simulation, Simultaneous, Situations, Social Network, Space, Surfaces, Surreal, Symmetry, Synaethesia, Telepresence, Tessellation, Time, Totem, Touch Me, Transparency, Visual, Virtual Over the Real, Walking Scape, WikiCity
12. Alcuni progetti significativi e poetici da guardare
The Whispering Table by The Green Eyl
http://www.thegreeneyl.com/whispering-table
http://www.chrisoshea.org/audience
Hand From Above by Chris O’Shea
http://www.chrisoshea.org/hand-from-above
http://www.haque.co.uk/skyear.php
http://www.haque.co.uk/naturalfuse.php
Amphibious Architecture by The Living
http://www.thelivingnewyork.com/amphibiousarchitecture.htm
Between Reality and the Impossible by Dunne & Raby
http://www.dunneandraby.co.uk/content/projects/543/0
http://www.we-make-money-not-art.com/archives/2007/06/im-in-london-fo.php
Body Movies by Raphael Lozano Hemmer
http://www.lozano-hemmer.com/body_movies.php
Tavoli (perchè queste mani mi toccano?) by Studio Azzurro
http://www.studioazzurro.com/opere/ambienti_sensibili/tavoli_perche_queste_mani_mi_toccano
11. I siti di partenza per orientarsi
Il blog del corso: http://thegreenvillageclass.wordpress.com/
Il blog del progetto di ricerca The Green Village: http://thegreenvillage.tumblr.com/
Il sito di Exhibition Design Lab: http://exibitiondesignlab.unpacked.it
Il sito di Interactive Shopping Project: http://interactiveshopping.wordpress.com/
Altri siti significativi e di riferimenti sono contenuti del blog del corso.
10. Qualche libro non ha mai fatto male a nessuno
Analog In, Digital Out: Brendan Dawes on Interaction Design
by B. Dawes
Responsive Environments: Architecture, Art and Design
by L. Bullivant
4dspace: Interactive Architecture
by L. Bullivant
Interactive Architecture
by M. Fox, M.Kemp
Fashionable Technology: The Intersection of Design, Fashion, Science, and Technology
by S.Seymour
Next Nature: Nature Changes Along with Us
by K. van Mensvoort
Studio Azzurro, Ambienti sensibili. Esperienze tra interattività e narrazione
by F. Cirifino, P. Rosa, S. Roveda, L. Sangiorgi
Light City
by L. Altarelli
Design Noir: The Secret Life of Electronic Object
by A. Dunne, F. Raby
Invisibile, catalogo della mostra a Palazzo delle Papesse di Siena
by E. Quinz
City of Bits: Space, Place, and the Infobahn, (trad. It., La città dei bits: spazi, luoghi e autostrade informatiche)
by W. J. Mitchel
Città Sensibile. Pratiche interattive nella Metropoli Contemporanea
by D. Mancini
09. Il calendario
Here you can download the pdf of the scheduled activities for the classes held by Daniele Mancini Interior 2A and 2B and by Guido Maciocci Interior 2C
08. Ora un pò di organizzazione!
Articolazione del corso
Il corso si svolge alternando lezioni teoriche sui temi dell’interattività e delle estetiche relazionali nella metropoli contemporanea al confine tra arte architettura e comunicazione, con esercitazioni pratiche guidate da tutors. Periodicamente verranno invitati degli ospiti che terranno delle lectures a cui faranno seguito dei workshop applicativi. L’attività del corso verrà documentata dai docenti e dai tutors sul blog
http://thegreenvillageclass.wordpress.com/
Workshops (in corso di definizione)
The secret life of Toys.
Stop Motion tutorial con Martina Biffa e Sabrina Fasano
Tecnologie dell’interazione
Arduino, Max/Jitter, Isadora (Franz Rosati, Giulio Maresca, Fabio di Salvo, Guido Maciocci)
The portable museum kit.
RFID Tags tutorial with Daniele Mancini and Franz Rosati
Come si presenta il progetto finale?
Il progetto di fine corso consiste nel prototipare uno scenario interattivo urbano che verrà presentato sottoforma di una presentazione di 20 slides (format Pecha-Kucha), di 1 videosketch in stop motion, e di un fascicolo stampato. Durante lo svolgimento del corso, verranno date informazioni precise su come organizzare la presentazione powerpoint
Installazione Interattiva di fine corso
Alla fine del corso verrà realizzata dalla classe una installazione interattiva con la tecnologia dei tag a radiofrequenza tramite la quale presentare ad un pubblico esterno i videoscenari sviluppati. Verrà allestita presumibilmente nella biblioteca di Via Casilina.
Modalità d’esame
L’esame consisterà nella presentazione degli elaborati di progetto:
Il voto finale sarà dato dalla somma dei seguenti contributi:
Partecipazione alle lezioni: 20% (max 6 punti)
Esercitazioni assegnate di volta in volta: 10% (max 3 punti)
Progetto Finale: 70% (max 21 punti)
Cosa deve saper fare uno studente per partecipare con successo al corso
Sapere montare un breve video con audio, sapere come si usa una macchina fotografica, sapere realizzare una grafica vettoriale, saper realizzare un semplice impaginato , saper allestire una presentazione , Sapere realizzare un modello 3D e un rendering fotorealistico, Sapere realizzare un fotomontaggio, essere in grado di aprire un account su tumblr, essere in grado di caricare un video su youtube.com o vimeo.com
07. … e quali sono gli step per elaborare i progetti finali? Una specie di metodo…
Innanzitutto verranno assegnati i siti di riferimento su cui elaborare lo scenario interattivo poi si procederà come segue:
1. Analisi. Si va sul sito, si fanno foto, si fa un rilievo, si cerca di capire il rapporto con il tema del green village
2. Interpretazione. Si rappresenta in maniera illustrativa e astratta il sito e il contesto e si cominciano a mettere a fuoco le problematiche. Si realizza un booklet di analisi e un powerpoint
3. Sviluppo di un concept. Tramite braistorming collettivo e di gruppo si cerca di mettere a fuoco il concept. Si cercheranno delle metafore concettuali e visuali. SI comincerà a dare un titolo e un sottotitolo al progetto, all’idea. Si dovranno scrivere massimo 250 parole! E si dovrà produrre una immagine che prefigura il prodotto finale.
4. Elaborazione dello scenario narrativo. Si cerca di rappresentare l’esperienza interattiva nel tempo attraverso uno storyboard illustrativo dove cominciamo a capire come entra la tecnologia in tutto questo
6. Videoscenario. Si realizza un video di 60 secondi che racconta, narra, la messa in scena dell’evento interattivo in uno spazio allestitivo coinvolgente, leggero, relazionale.
Alcuni precedenti utili per capire questo processo creativo
Progetto Interactive Shopping Project
http://interactiveshopping.wordpress.com/
Laboratorio di Scenario Interattivo My Atelier 2010
(verranno presentate delle slides)
http://thegreenvillageclass.wordpress.com/2011/05/06/myatelier-interactive-cubes-2010/
Laboratorio di Allestimento Urbano 2009-10
http://exhibitiondesignlab.unpacked.it/?p=63
Laboratorio di Allestimento Urbano 2008-2009
http://exhibitiondesignlab.unpacked.it/?p=61
06. Ma come saranno i progetti che faremo alla fine ? Facciamo finta che…
Facciamo finta che ci sarà nel prossimo futuro a Roma una biennale d’architettura sul tema:
The Green Village: il rapporto tra l’uomo e la natura nella metropoli sensiente
Il curatore chiede a giovani architetti di sviluppare una riflessione critica attraverso degli interventi allestitivi, installazioni, da realizzare nella dimensione urbana della città di Roma e che dovranno fornire una visione. Questi progetti saranno quindi trasformazioni urbane deboli, effimere, leggere, interattive, relazionali, che però hanno un forte significato e impatto nella percezione della città. Saranno interventi leggeri che oscillano tra l’installazione temporanea e l’evento cioè prototipi di installazioni, microtrasformazioni, azioni performative spaziali, azioni rituali, momenti di socialità e partecipazione, palinsesti comunicativi, playgrounds.
Nel corso delle lezioni, verranno concordati collettivamente con il suggerimento dei docenti i contesti, le location, dove sviluppare i progetti che potranno essere delle più varie come per esempio: le panchine, la strada, l’acquedotto felice dello IED, le vetrine dei negozi, le facciate degli edifici, il cielo sopra un boschetto, il tronco di un albero, le fontane, un campo di grano, una statua , le nuvole di smog, i pargheggi pieni di automobili.
Un presentazione con molti esempi e riferimenti sia progettuali che concettuali può essere guardata qui
http://www.unpacked.it/csm/teaching/edl2009/wp-content/slideshows/main/
05. Ora finalmente il tema d’anno: The Green Village!
At the edge of the woods along the motorway near the Dutch town of Bloemendaal, there stands a mobile telephone mast disguised as a pine tree. This mast is not nature: at best, it is a picture of nature. It is an illustration, like a landscape painting hanging over the sofa. Do we have genuine experiences of nature any more? Or are we living in a picture of it?
[Koert van Mensvoort, Sun enlightment, States of Nature]Nature is not what it used to be. Or at least that is what we may think, when we look at the way humans and their technologies have treated nature. When we speak of “nature”, however, we are essentially talking about our relationship with nature, never nature itself. What we refer to as “nature” or “natural” has always been as much about what we see, as it is about what we think is “out there”. And trying to bring nature into view is equally ambivalent. Images of nature cannot be taken at face value either. It is not the straightforward case of “what we see, is what we get”. What is at stake are our cultural perceptions of nature. In viewing “nature” we can only talk about what we call “nature” […]
…Whilst we may be concerned about the environmental consequences of our modern life-styles (and we should), we cannot take pristine nature [our image of nature as perfection] as our singular reference point. It is in the context of contemporary ‘technological culture’ that we have to debate so-called nature. Far from proclaiming ‘the end of nature’ (as some observers have done), it prompts us to reflect critically on the ways we wish to design nature into our environments, our life-styles, and our experiences…What kind of nature do we want?
[Michiel Schwarz in Next Nature]
La percezione che abbiamo della natura spesso si basa su rappresentazioni di una natura idealizzata, vergine, priva di segni o interventi dell’uomo. Quando parliamo di natura ci troviamo perciò ad intenderla come qualcosa di perfetto, intoccabile e puro ed a collocarci in una posizione distaccata rispetto ad essa, ignorando il fatto di farne concretamente parte. In relazione a tutto questo, il tema di ricerca The Green Village, si baserà sull’esplorazione di nuove percezioni della natura e di nuove relazioni che possono instaurarsi tra l’uomo e la natura stessa. Attraverso la formulazione di scenari d’interazione verrà indagata questa relazione tra uomo e natura inserita nel contesto della città mediata/sensiente (interattiva). Questi interventi avranno luogo in diversi luoghi dello spazio urbano sia dove l’incontro tra uomo e natura risulta evidente sia dove quelli in cui l’assenza di questo incontro permetta un’ulteriore opportunità di indagine. Verranno perciò affrontate tematiche concettuali, tra le quali: la temporalità, la crescita, decomposizione e rigenerazione, l’adattamento, i flussi, le reti, internet of things, la consapevolezza, la responsabilizzazione. Numerosi riferimenti progettuali e concettuali sono raccolti sul blog The Green Village Project Sketchbook
04. Al centro di questo laboratorio c’è il progetto dell’interazione
L’idea fondamentale è che l’interazione, intesa come messa in scena di un evento comunicativo a cui si è chiamati a partecipare collettivamente all’interno di uno spazio urbano, è soggetta ad un atto progettuale. Un progetto in cui l’attenzione viene spostata dall’oggetto fisico, al sistema di relazioni che i soggetti partecipanti stabiliscono tra di loro e con il contesto circostante che ospita la messa in scena. La riflessione progettuale viene rivolta a indagare:
1. la motivazione per cui si agisce;
2. la modalità comunicativa attraverso la quale un contenuto viene trasferito, elaborato e iterativamente fruito (didascalica? evocativa? sinestetica?);
3. la metafora spaziale, cioè l’interfaccia, attraverso cui avviene l’interazione
4. i tempi con cui avviene l’azione
5. la tecnologia usata
Questa riflessione progettuale si sintetizza in scenari complessi. Mentre un progetto di architettura si svolge attraverso la rappresentazioni in scala dell’artefatto spaziale, cioè attraverso piante sezioni e modelli dell’oggetto architettonico che permane fisso nel tempo, nel progetto di interazione conta rappresentare la scena o meglio la “messa di azione” di un evento: come avviene, dove avviene, con quali tempi, chi agisce e perchè. Lo scenario interattivo può essere quindi prototipato e rappresentato con uno storyboard su carta o meglio con un breve video che mostra lo svolgimento dell’[inter]azione cioè un videoskecth o videoscenario. Come esempio avanzato possono essere presi in consederazione questi videoscenari:
http://interactiveshopping.wordpress.com/2010/05/20/prototipi-finali/
Nel corso delle lezioni verranno mostrati altri esempi
03. Ma cosa si intende per interattività in questo corso?
In the same way that industrial designers have shaped our everyday life through objects that they design for our offices and for our homes, interaction design is shaping our life with interactive technologies—computers, telecommunications, mobile phones, and so on. If I were to sum up interaction design in a sentence, I would say that it’s about shaping our everyday life through digital artifacts—for work, for play, and for entertainment.
[Gillian Crampton Smith, 2002: interview]
The word interactivity has now become too vague, like “postmodern”, “virtual”, “deconstruction” or other terms that mean too many things and is exhausted. Duchamp said “the look makes the picture” and when we say that everything is interactive, the word is not that interesting anymore. Also interactive sounds too much like a top-down 1-bit trigger button —you push it and something happens— which is too predatorial and simple.
[Rafael Lozano-Hemmer, 2003: Interviewed by Priamo Lozada]
L’interattività c’è sempre stata, si potrebbe dire che è allo base delle conoscenze dell’uomo, ma mai prima d’ora abbiamo avuto a disposizione strumenti e dispositivi talmente sofisticati da rendere le cose così mutevoli e comunicanti. Si può dire che siamo passati in questi anni da una materia fluida e inarrestabile, condizione estrema di uno “stare a guardare” cui la televisione è il simbolo massimo, ad un materiale più malleabile, più disponibile a un “farsi toccare”. La maggior parte dell’orizzonte comunicativo e informativo si sta delineando in questo senso, e non sempre per la nobile ragione di rendere più partecipative le persone, più democratici i sistemi o semplicemente per rispondere alle esigenze di persone per troppo tempo rimaste inerti e passive.
[Paolo Rosa, Studio Azzurro, 2004: rapporto confidenziale su un'esperienza interattiva]
L’interaction design è una disciplina che mette al centro dei processi creativi tradizionali la riflessione sullle potenzialità che le tecnologie invisibili del digitale innescano nel progetto di spazi, di luoghi, di edifici, città, ambienti, prodotti, servizi. Questo può avvenire in diverse maniere e alcune scuole di pensiero affrontano le tematiche emergenti dell’interaction design da un punto di vista tecnologico. Noi invece non siamo particolarmente interessati alle mode tecnologiche. Ci piacciono piuttosto progetti in cui per interattività si intende la riflessione sulle esperienza e su come questa avvenga in spazi che sono chiamati a veicolare dei contenuti, delle informazioni, delle suggestioni. Ci piace pensare alle relazioni che dispositivi più o meno tecnologici innescano tra le cose, le persone, la natura, gli ambienti, i contenuti da comunicare. Ci interessano le qualità con cui accadono gli eventi. Pertanto vogliamo considerare l’Interaction Design una disciplina di sintesi, trasversale, che mescola le teorie e la prassi di altre discipline creative per far emergere una sorta di estetica dell’esperienza e delle relazioni: design, suono, grafica, prodotto, architettura al servizio dell’esperienza che l’utente vive. Le quattro parole chiave dell’interaction design come intendiamo noi sono:
Adattamento, Relazione, Partecipazione, Invisibilità
02. Poi qualche riferimento concettuale perché il pensiero guarda il futuro ma viene da lontano
Il modello interpretativo della Città Sensibile si inserisce nel più generale discorso della condizione urbana “modernocontemporanea” pervasivamente mediata dalle tecnologie in perenne tensione innovativa del digitale. Una condizione urbana che è
costituita oggi da servizi, reti informatiche, sistemi di prodotti, componentistica ambientale, microclimi, informazioni commerciali e intelligenti; che sono contenuti dall’architettura, ma che non sono rappresentabili con i codici figurativi dell’architettura.
(Modernità debole e diffusa, Branzi, 2006).
E inoltre fa riferimento alla metafora della Light City cioè quella città
investita dalle modificazioni instabili, ambigue, impermanenti degli allestimenti che più di ogni altro modificano con le loro incessanti sperimentazioni il paesaggio metropolitano, fertile terreno di confronto tra il Moderno e il Contemporaneo
(Light City, Altarelli, 2006)
La Light City evocata da Altarelli è una sorta di sontuosa tovaglia doppiamente light, cioè leggera, quasi trasparente e talvolta luminosa, che pervade la città esistente. È il luogo dove l’immutabilità della città storica viene messa a contatto con l’espressività dei linguaggi della contemporaneità ma è anche e soprattutto il punto di convergenza tra l’estetica sottrattiva della modernità (less is more) e quell’estetica della sparizione (Virilio) che sostanzia l’immaterialità degli attuali territori del digitale. La tesi di fondo è che la città in allestimento, cioè quella investita dalle modificazioni instabili, ambigue, impermanenti degli allestimenti produca delle trasformazioni forti il paesaggio metropolitano. Inoltre si fa riferimento alla metafora dell’uomo come un Tarzan nella Foresta dei Media (Toyo Ito, 1997) la cui epidermide estende la sua capacità sensiente nello spazio oltre i limiti del corpo (Understanding Media, Marshal McLuhan, 1964);
Clothing and housing, as extension of skin and heat-control mechanism, are media of communication, first of all, in the sense that they shape and rearrange the patterns of human association and community.
[Understanding Media, Marshal McLuhan]L’architettura come epidermide deve essere flessibile e duttile come la nostra pelle e capace di scambiare informazioni con il mondo esterno. L’architettura ricoperta da una simile membrana potrebbe essere essere definita un abito mediale. L’architettura è l’estensione dell’abbigliamento e perciò’ è un abito mediale. E’ un abito trasparente inteso per un corpo digitalizzato e trasparente. Le persone che indossano l’abito mediale si insediano nella natura virtuale, nella giungla mediale. Sono i Tarzan nella giungla mediale.
[Tarzan nella giungla mediale, Toyo Ito]
01. Prima di tutto il contesto culturale: La Città Sensibile
Il paesaggio urbano contemporaneo è territorio privilegiato delle sperimentazioni sugli emergenti codici espressivi dell’interattività da parte di architetti, artisti, brand designer o operatori di marketing che progettano e realizzano installazioni coinvolgenti e multisensoriali. Queste installazioni molto spesso durano solo il tempo di una performance ma a volte permangono nel tempo se innestate nel costruito. Ogni superficie urbana diviene supporto proiettivo e membrana sensiente. Ogni ambiente diventa reattivo, percepisce la presenza umana e si mette in ascolto cogliendo ogni occasione per provocare, stimolare, suggerire reazioni all’utente che entra in dialogo con una intelligenza programmata, tuttavia adattabile, attraverso tutti i sensi. Anche l’aria, il vapore e i campi elettromagnetici invisibili e immateriali che ci circondano, vengono sottoposti a sperimentazioni progettuali. La città sembra così rivestirsi di una pelle sensibile ancorché invisibile e reattiva capace non solo di percepire, connettere in rete e memorizzare i molteplici stimoli dell’ambiente naturale circostante, ma anche di generare in tempo reale una risposta che spesso sconfina in una comunicazione sinestetica, emozionale, quasi irrazionale. La città come sistema di ambienti sensibili dunque, una città tamagochi per assurdo, che richiede di essere oggetto di scelte e viene investita della nostra emozione. Una città invisibile, nascosta, dormiente, (in)discreta che si attiva quando percepisce una scelta operata sulla sua pelle, dove l’estetica della visione si confonde con una estetica delle relazioni che fa spostare l’attenzione da come e dove vengono visualizzate immagini, a come e in che tempi si esperisce la situazione cioè l’evento interattivo. E inoltre una città interfaccia che svolge una azione relazionale, e che crea dialogo tra diverse nature coniugando fenomeni che appartengono a sfere percettive diverse. Ovvero una città sottotitolata, un ipertesto, una sorta di semiosfera urbana, in cui ogni individuo, ogni oggetto, superficie, facciata, ogni monumento o ambiente pervasivamente dotato delle tecnologie dei sensori, degli attuatori, dei dispositivi di localizzazione e individuazione e di quelli che connettono al layer dei network informatici, contestualizza e rende più significativi i dialoghi tra gli individui, che si costituiscono comunità globali a più dimensioni, e l’ambiente circostante reale o virtuale che sia. Ma anche una città interattiva come estensione delle capacità cognitive o operative dei suoi abitanti attraverso i dispositivi di telepresenza, ubiquità e controllo remoto. E ancora una città palcoscenico, in cui la scenografia interattiva trasforma gli spettatori in attori e registi del proprio reality show.
[ Daniele Mancini (2010), Città sensibile. Pratiche interattive nella metropoli contemporanea ]